Il racconto è ambientato in un imprecisato futuro in cui l’umanità ha dimenticato l’uso del linguaggio. Si cerca di comunicare a gesti, con una fatica infinita che compromette il livello di civiltà. Il protagonista è l’unico che ricorda il significato delle parole. È lui a raccontare l’antefatto della situazione. Egli ricorda che la città senza nome è in realtà Selinunte, la sua disgrazia risale a quando il protagonista era ragazzino. Nicolino, questo era il suo nome, racconta dell’arrivo in città di un nuovo libraio, l’uomo più brutto che si fosse mai visto, il quale non vende libri, ma li legge a chi lo vuole ascoltare. Dopo i primi momenti di curiosità, gli abitanti di Selinunte snobbano il libraio, e poi cominciano a odiarlo, arrivando a ritenerlo persino una manifestazione del demonio. Ma è grazie a lui che Nicolino scopre di sentirsi attratto dalla bellezza che possono suscitare i libri nell’animo e non potrà più farne a meno. Grazie alla complicità con lo zio Nestore, che accetta di coprirlo, Nicolino può correre ad ascoltare di nascosto le solitarie letture del libraio.