1978, Acqua Traverse, un paesino di campagna di poche case nel sud Italia. È estate e il caldo torrido spinge gli adulti a restare in casa. Il paese e le colline vicine diventano così “proprietà” di sei bambini del paese che vi possono scorrazzare a piacimento. Sono Michele, il protagonista, sua sorella Maria, Antonio, detto “il Teschio”, il capo della banda, Salvatore, Remo e Barbara. Un giorno, dopo una gara di velocità su per una collina coltivata a grano, Michele – nove anni, il più timido della compagnia – rimasto indietro a cercare gli occhiali della sorellina Maria, arriva in ritardo e deve fare una penitenza. Mentre è occupato ad esplorare una casa abbandonata cade e scopre in un fosso nel terreno ben mimetizzato il corpo di un bambino. Dopo aver creduto in un primo momento che fosse morto e poi che fosse pazzo (a causa delle frasi confuse e incomprensibili pronunciate), Michele inizia a prendersi cura del piccolo prigioniero, andando di nascosto a trovarlo ogni giorno e portandogli del cibo. Poco per volta viene a sapere, un po’ dalle confessioni del ragazzino e un po’ dalla TV, che ha la sua stessa età, si chiama Filippo ed è stato rapito da una banda nella quale sembra avere un ruolo importante anche suo padre.