In un cimitero del Cheshire, due uomini non alzano lo sguardo: uno è Simon Strulovitch, facoltoso filantropo e collezionista di opere d’arte, padre dagli entusiasmi volubili, invischiato in una crisi familiare e bisognoso di qualcuno con cui parlare. L’altro, trasportato nel ventunesimo secolo con un mirabile gioco di realismo magico, è Shylock, ora come allora sospeso in un limbo di rabbia e risentimento, controparte perfetta per le domande esistenziali di Strulovitch. Dal cimitero se ne vanno insieme, segnando l’inizio di una straordinaria amicizia. Non lontano da lì, la ricca Plurabelle vive in una bolla di mondanità, interventi di chirurgia plastica e feste sfarzose. Suo fedele amico è D’Anton, malinconico dandy con la nobile missione di portare sorrisi nelle vite degli altri. Ma quando, un po’ per caso, il buon D’Anton vestirà i panni di Cupido per la figlia di Strulovitch, si ritroverà ad accettare un patto audace: dovrà essere pronto, anche lui, a rinunciare a «una libbra della sua carne». «Ho immaginato Shylock» dice Jacobson «come una persona reale, contemporanea, non come un fantasma; un personaggio del dramma e della commedia dei nostri giorni.» Così, questa riscrittura del Mercante di Venezia gioca con il tempo per esaminare, con intelligenza e lucida ironia, il travaglio di essere padri, ebrei e, più in generale, uomini che fanno i conti con il sentimento della pietà.