E’ la storia di un dinoccolato signore anziano, solo, quasi ci si commuove all’inizio del libro a vederlo parlare con le stoviglie durante la colazione. Come se non avesse nessun altro con cui scambiare due chiacchiere. Lo si pensa il giorno di Natale senza famiglia o amici, incapace di costruirsi una rete di relazioni. 
E invece no.
Il serafico sorriso stampato sul volto, tratteggiato a matita, conferisce serenità ai lineamenti, fa trasparire pienezza. Durante la storia scopriamo che Amos, questo è il suo nome, è un uomo che si dona agli altri, occupandosi degli animali dello zoo tutti i giorni, che i suoi occhi e il suo cuore vedono non come trofei esposti, ma piuttosto come amici di cui prendersi cura. Esce di casa, prende l’autobus numero cinque e se ne va allo zoo, dovre trova sempre il tempo per dedicarsi empaticamente agli amici animali: gioca a scacchi con l’elefante, legge storie al gufo che ha paura del buio prima di dormire, allena alle corse la tartaruga… ma poi si busca un raffreddore, di quelli che ti rompono le ossa e non riesci proprio ad alzarti.

Ed ecco che sono loro, gli amici dello zoo a prendersi cura di lui. Salgono sull’autobus come se nulla fosse, arrivano a casa sua, lo accudiscono con the caldo e fazzoletti.