In questi Dialoghi mancati il tema della solitudine acquisisce un risvolto ambiguo e si tinge di una comicità felpata e allarmante. In Marconi, se ben mi ricordo la cacciata degli anarchici da Lugano viene associata alla nascita della radio. All’altro capo del filo del telefono grazie al quale un attore fallito che interpreta il ruolo di Fernando Pessoa sogna di confidare le sue angosce a Luigi Pirandello (Il signor Pirandello è desiderato al telefono), come dall’altra parte della stanza d’ospedale nella quale prende corpo la feroce disperazione di un uomo colpito da un lutto (Il tempo stringe), c’è una presenza impossibile o irraggiungibile che è al tempo stesso un’assenza. Un “altro” (un fantasma e un cadavere) che costituisce rispettivamente un mero oggetto di desiderio e un contendente che morendo si è sottratto a un duello mortale. Ma attraverso questo Altro, nel quale l’Io monologante proietta se stesso, si consuma la solitudine dell’uomo moderno.  Marconi, se ben mi ricordo è uno sfolgorante, eccezionale omaggio alla radio. Realizzato nel 1995 dalla Rai per ricordare il centenario di una delle grandi invenzioni di fine Ottocento, Marconi, se ben mi ricordo fu scritto da Antonio Tabucchi su commissione. Da scrittore attento alla realtà sociale dell’Europa, Tabucchi ha intrecciato l’invenzione della trasmissione senza fili con un altro avvenimento storico del 1895: la partenza degli anarchici europei da Lugano. Anarchici che poi si sarebbero rifugiati soprattutto in Inghilterra, grande paese liberale che fu l’unico stato disposto a ospitare gli sconfitti della storia.